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Chiesa Madre

L’attuale Chiesa Madre di Bivona sorse come Chiesa del collegio dei Gesuiti e di quell’antica origine conserva ancora testimonianze, nonostante i secoli trascorsi e le trasformazioni subite.
I Gesuiti li troviamo a Bivona sin dal 1556 quando avevano fondato un collegio nell’estrema periferia della cittadina.
Per la costruzione della Chiesa  e del Collegio venne sottoposto al generale della Compagnia di Gesù un progetto in date successive sino al 4 aprile 1615 quando venne finalmente approvato. La costruzione ebbe inizio nel 1637 e i lavori andarono a rilento sino a quando si ebbe l’elaborazione di un nuovo e ultimo progetto della Chiesa, eseguito nel marzo 1655 dall’architetto Dazio Agliata, il quale su suggerimento del generale della Compagnia di Gesù, si assunze l’incarico di adattare la pianta della Chiesa di Bivona secondo il disegno di quella di Sciacca.
Nell’ottobre del 1663 la Chiesa risultava ormai pienamente agibile e funzionante, anche se manchevole di decorazioni e dotata di un patrimonio di arredi e suppellettili sacri non soddisfacenti.
In considerazione della centralità dell’edificio e della ricchezza degli arredi sacri, nel 1781 la chiesa fu elevata a Chiesa Madre ed intitolata con la stessa denominazione di “Mater Salvatoris” che fino allora aveva avuto la Matrice Vecchia.
Il portale della chiesa presenta schemi tardo-rinascimentali molto comuni nelle chiese della nostra Isola.
L’impianto è a navata unica, con cappelle laterali, tipicamente barocca e decorata con preziosi stucchi in oro zecchino.
Nel suo interno vi si possono ammirare un Crocifisso Nero del XVI sec., il marmorio fonte battesimale proveniente dalla chiesa di S.Giovanni Battista e la statua marmorea cinquecentesca di scuola gaginiana, raffigurante la Madonna con il Bambino, scultura che da’ il nome alla chiesa.
La chiesa oggi
Oggi la Chiesa Madre consta di un’unica navata, coperta da volte a botte e intersecata da tre paia di cappelle simmetriche laterali: la prima cappella di sinistra ospita un quadro del 1676 raffigurante S. Francesco Saverio e S. Ignazio, che tiene in mano le Regole della compagnia; la seconda è dedicata all’Immacolata Concezione, ed ospita una statua che prima del 1807 (circa) si trovava nella Chiesa di S.Francesco in Madrice a Prizzi; nella terza cappella invece si trova una statua dell’Addolorata, una del Cristo con la Croce (che viene portata in processione il giovedì e venerdì Santo) ed il Crocifisso Nero del XVI secolo, ritenuto miracoloso e per molti secoli meta di pellegrinaggio.
Spostandoci invece sul lato destro dell’edificio possiamo trovare l’antico fonte battesimale, che risale al XIV secolo, ed un crocifisso, detto il Cristo Spirante, scolpito dal palermitano Andrea Bisagna nel 1710-1711; la seconda cappella ospita il quadro della Madonna del Lume, databile intorno al 1738; la terza invece è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Proseguendo la nostra visita virtuale troviamo, ubicata in una buia cappella, una statua di Santa Lucia, che un tempo veniva portata in processione assieme all’Immacolata, essendo le due festività molto vicine da un punto di vista cronologico.
L’impianto della Chiesa e le decorazioni sono tipicamente barocche: mille giochi di decorazioni in oro zecchino si perdono nello sfondo bianco, rendendo lo spazio molto ampio e raffinato, creando quasi una fusione impossibile fra l’eccessiva decorazione barocca e l’armonia rinascimentale. Sull’altare centrale, in marmo, è collocata l’antichissima statua marmorea della Madonna della Candelora della scuola del Gagini e documentata fin dal 1543. Lungo la parete destra della navata vi è il monumento funebre del vescovo De Bono (come nella foto in basso), mentre nella parete sinistra si trova un baldacchino in legno che un tempo veniva utilizzato dal prete come sito privilegiato nel momento dell’omelia.
Negli spigoli che precedono l’inizio dell’abside sono poi collocate le statue di Sant’Antonio Abate e di Santa Teresa, mentre fra una cappella ed un’altra vi sono tre confessionali (il quarto spazio rimanente è occupato dal monumento funebre al vescovo De Bono)
Il portale della Chiesa, affiancato da due lesene e sormontato da un cornicione mistilineo, risale al XVII secolo, ed è collocabile del periodo tardo-rinascimentale, così come altri portali dell’isola.
Nel corso degli anni l’edificio ha subito numerosi interventi di restaurazione, l’ultimo dei quali nel 1985 che vide la restaurazione della volta che già mostrava alcune lesioni. Venne ristrutturata anche la sagrestia e costruiti alcuni nuovi vani in un’ala dell’ex collegio dei gesuiti, attigua alla sagrestia.