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Il miracolo palermitano

La parte più conosciuta della storia di S. Rosalia è, invece, quella relativa al cosiddetto “miracolo palermitano”. Nel 1624, la città di Palermo fu colpita da una grave peste che decimò la popolazione locale (circa il 45% dei palermitani morirono).
La tradizione racconta che Rosalia apparve in sogno ad una donna gravemente malata di peste, Girolama La Gattuta, promettendole la guarigione se si fosse recata sul Monte Pellegrino dove avrebbe trovato le sue ossa.  Effettivamente la donna si reca sul monte pellegrino, scava nel punto indicatole dalla Santa, e il 15 luglio del 1624 furono trovate le ossa, ossa che vengono portate in processione l’anno seguente. Quella processione segnò la fine della pestilenza*.

Suor Maria Roccaforte. Una suora terziaria benedettina bivonese, Suor Maria Roccaforte (1597-1648), nel corso di questi eventi affermò di avere avuto delle visioni di Santa Rosalia, la quale le aveva raccontato la sua storia, di come sia scappata da Palermo, arrivata in queste zone ed abitato la grotta della Quisquina per 7 anni ed un’altra grotta a Bivona per altri 5 anni. Subito dopo l’aver scoperto la grotta della quisquina, nell’agosto del 1624, i bivonesi hanno iniziato a scavare sotto questa chiesa ed attorno ad essa per trovare la grotta di Bivona. Ad un certo punto, però, gli scavi stavano mettendo in serio pericolo la costruzione che rischiava di cadere, e così le ricerche terminarono.

L’arrivo delle reliquie. Una grande festa è stata fatta per l’arrivo a Bivona delle reliquie della santa: una era destinata ai gesuiti, ed un’altra a questa chiesa. Il primo arrivo risale al 22 marzo del 1625, mentre il secondo il 3 settembre sempre dello stesso anno. In queste occasioni fu portata in processione anche la statua che da tempo si venerava, ed ancora oggi il 3 settembre si svolge la processione della reliquia.
Santa Rosalia, infatti, era venerata come santa anche se in realtà ancora non lo era ufficialmente. A quei tempi la santità era proclamata a furor di popolo.

 

* In realtà la vicenda fu un po’ più complessa. Al ritrovamento delle ossa il cardinale Giannettino Doria decide di istituire una commissione di teologi e medici per esaminare se i resti trovati appartenevano a Santa Rosalia. In un primo momento i medici diedero parere negativo, perché le ossa sembravano appartenere a più corpi.
Ma Santa Rosalia riappare ad un certo Vincenzo Bonelli, un saponaro (secondo alcuni, un cacciatore) che, essendogli morta la moglie di peste, era fuggito sul Monte Pellegrino. La Santa gli dice di non suicidarsi perché dopo 3 giorni sarebbe morto naturalmente e così non sarebbe andato all’inferno. Inoltre gli disse di riferire al cardinale di non dubitare dell’autenticità delle sue ossa. L’uomo andò a riferire al cardinale, il quale rimase sorpreso del fatto che quell’uomo era venuto a conoscenza della commissione di medici che era stata istituita (infatti non lo sapeva nessuno). Quel segno fu ritenuto provvidenziale, così le ossa furono portate in processione (15 luglio 1625) e la peste scomparve.